Una Storia Antica

Restano ancora avvolte nel mistero le origini del bergamotto: secondo un’affascinante ma improbabile ipotesi il frutto sarebbe originario delle Canarie da dove Cristoforo Colombo lo avrebbe importato in Spagna e da qui, dalla città di Berga, vicino Barcellona, sarebbe giunto in Calabria alla fine del 1400. Altri studiosi ritengono che la patria del bergamotto sia la Cina o la Grecia o ancora la città di Pergamo in Asia Minore, da cui deriverebbe anche il nome della pianta. C’è chi invece sostiene che fu il Moro di Spagna a vendere un ramo di bergamotto ai signori Valentino di Reggio Calabria, che a loro volta lo innestarono su un arancio amaro. In ogni caso, il legame tra la pianta e il territorio reggino risale già al XIV secolo, essendo nota ai tempi l’esistenza nel sud della Calabria di un frutto dalla natura unica, il “limon pusillus calaber”.

Lo stesso mistero aleggia anche sull’etimologia: tra tutte le ipotesi quella più probabile è “beg – armundi”, parola turca che significa “pero del signore”, dovuta alla forma del frutto simile alla pera bergamotta.

Per molto tempo il bergamotto fu considerato soltanto una pianta ornamentale che faceva bella mostra nei giardini delle famiglie più nobili d’Italia, a cominciare dai Medici. L’uso commerciale del bergamotto è legato a un piemontese, Gian Paolo Feminis che, per primo, durante un viaggio in Calabria nel 1708, estrasse l’essenza del bergamotto che utilizzò a Colonia, dove era emigrato, per la produzione di un profumo, l’ “acqua admirabilis”, subito richiestissimaper l’aroma a un tempo delicato e intenso. Da allora la domanda di bergamotto è cresciuta portando allo sviluppo della coltivazione e dell’attività di estrazione dell’essenza. L’impianto del primo bergamotteto in Calabria, nel fondo di Giunchi, risale al 1750 e si deve a Nicola Parisi.

Per tutta la seconda metà del settecento e durante tutto l’Ottocento l’economia reggina fu legata alla coltivazione e estrazione dell’essenza del bergamotto. Nacque una nuova figura professionale, il maestro spiritaro o sfumatore, abile nel trattare e selezionare i frutti, lavorare la scorza ed estrarre l’essenza.  Questa veniva fatta a mano, utilizzando spugne naturali per far sprizzare il nettare del bergamotto dalla scorza, che veniva raccolto in un recipiente di terracotta chiamato “concolina”  e separato per decantazione. A metà Ottocento l’invenzione della cosiddetta “macchina calabrese”, ideata da Nicola Barillà, provocò un cambiamento radicale. La macchina, costituita da due coppe con punte e lamelle che grattavano la buccia del frutto, allo stesso  modo delle “pelatrici” di oggi, garantiva rese elevate e una qualità finissima dell’essenza. Il procedimento, anche se con macchinari più evoluti, è ancora oggi adottato da tutti.

La fiorente economia del bergamotto è stata interrotta tra gli anni ’60 e ’80 dalle grandi industrie chimiche internazionali che incominciarono una campagna di disinformazione pseudo scientifica che sosteneva la dannosità dei prodotti cosmetici contenenti il bergamotto al fine di promuovere l’utilizzo delle essenze sintetiche da loro prodotte.

Oggi il bergamotto ha riconquistato lo spazio che merita a livello salutistico e medico, grazie alle numerose ricerche scientifiche che hanno comprovato gli effetti benefici del bergamotto sulla salute e, al contempo, rassicurato sull’innocuità dell’olio essenziale.